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Guarda gli altri renders del Cineporto

Ciak, adesso si può girare (da "La Repubblica del 13-12-2008)

Cineporto, ieri il taglio del nastro in corso Verona

È la grande «casa» del cinema ma al momento è ancora disabitata, mancano gli inquilini e non si sente quel rumore di vita e di lavoro che dà un senso allo spazio e al tempo che scorre. È stata una sorta di falsa partenza, l´inaugurazione di ieri pomeriggio del nuovissimo e avveniristico Cineporto sul fiume Dora, alla presenza delle autorità e del bel mondo del cinema italiano, da Michele Placido a Davide Ferrario fino all´»uomo» di Cinecittà e gran cerimoniere della Mostra del Cinema di Venezia, Franco Mariotti, ai quali è stato chiesto un discreto sforzo di fantasia per immaginare come si muoverà e come funzionerà questa nave di cristallo e di cemento armato sulla quale dovrebbero imbarcarsi, già nelle prossime settimane, produttori, tecnici, montatori, scenografi, truccatori e in generale gli addetti ai servizi della macchinosa industria cinematografica. In mezzo alla ressa da grande evento, i passi di chi ieri ha calpestato per la prima volta i novemila metri quadrati del Cineporto - dove un tempo si lavorava il cotone nello stabilimento Colongo - spostavano l´aria e quasi rimbombavano nella quiete che, secondo il presidente di Film Commnission e anima di questa nuova impresa, Steve Della Casa, sarebbe lì ad annunciare una tempesta in senso buono.

Tante sono infatti le attese su quest´area che si compone di diciotto blocchi modulari, dalla sartoria agli uffici alla sala cinematografica da duecento posti ribattezzata «Il Movie» (dove convergeranno i corti e i documentari fuori mercato), e che daranno alla Film Commission la possibilità di ospitare fino a cinque grandi produzioni cinematografiche contemporaneamente. Un traguardo che in realtà non appare così lontano, visto che già sono in registro alcune significative prenotazioni della struttura di corso Verona, a cominciare dal serial televisivo di Raidue Nebbie e delitti di cui è protagonista Luca Barbarechi nel ruolo di commissario di polizia, e che sarà la prima produzione - dal 28 dicembre - a testare materialmente la funzionalità e l´efficienza del Cineporto. E non manca all´appello naturalmente il grande cinema italiano: il regista Mario Martone nei prossimi mesi entrerà con tutta la sua troupe nei padiglioni appena inaugurati per lavorare al suo nuovo film Noi credevamo dedicato al Risorgimento, che avrà fra i protagonisti Luigi Lo Cascio e che già si annuncia come un lavoro complesso soprattutto per la ricerca dei materiali di scena e dei costumi.

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Verduno, dicembre 2008 - Armando Novo e il cane Leo




Memorie di Verduno
Una lunga storia di guerra e d’amore


“Mi chiedo come abbiamo fatto a diventare così
vecchi con le vitacce grame che abbiamo fatto da giovani”
Carlo Fava, 91 anni, Verduno


“All’epoca dicevamo di Mussolini: quand’era Re prendevamo il caffè,
adesso che è Imperatore non ne sentiamo più l’odore”
Delfina Songia, 86 anni, Verduno


“La vita è una baracca e noi siamo i burattini che ballano”
Carlo Fava, 91 anni, Verduno

Verduno, la “Sentinella delle Langhe”, è un piccolo paese di collina, poche case e cascine riunite attorno a un campanile.
Oggi rinomata meta turistica per i suoi vini e per la qualità di una vita semplice, a stretto contatto con la terra e con i suoi prodotti, il Paese ha vissuto in passato momenti di estrema povertà e durezza: la guerra, la miseria, l’occupazione tedesca e la guerra partigiana, la fame, la fillossera (un insetto che attacca le radici delle viti europee distruggendo irrimediabilmente interi raccolti).
Sono ricordi di cui non rimangono tracce visibili tra i vigneti ordinati e ben tenuti, le case recentemente restaurate, le osterie e i ristoranti che attraggono turisti da ogni parte.
Ricordi, tradizioni e costumi che sembrano appartenere a epoche lontane, mentre invece sono ancora ben vivi nella memoria degli anziani del paese, i protagonisti di una Storia ancora tutta da raccontare.
Il Documentario narrerà la storia recente di Verduno attraverso la voce diretta dei suoi abitanti, andando a colmare una lacuna storiografica, che vede le ricerche sul paese ferme al periodo pre-bellico. La narrazione coprirà un arco temporale lungo quasi un secolo, con una particolare attenzione per il ventennio fascista ed il periodo bellico, di cui i protagonisti sono gli unici testimoni diretti. Non mancherà uno sguardo sui nostri giorni, sulla Verduno del dopoguerra e di oggi vista da chi ha memoria del passato e non ha timore, se necessario, di giudicare e criticare cinquant’anni di trasformazioni che hanno modificato persone, luoghi, architetture.
Si presenta ai nostri occhi un’occasione unica e non ripetibile: raccogliere le testimonianze di una popolazione anziana tuttora attiva e partecipe della vita del paese: storie, ideali e valori che rischiano di essere dimenticati e che invece sono estremamente attuali.
E’ il momento di ascoltare.

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RELAZIONE DESCRITTIVA

IL CONTESTO
L’area oggetto del Concorso si trova in una posizione privilegiata all’interno della città di Bra. Essa è infatti a brevissima distanza dal centro e tuttavia in posizione isolata, presenta una densità edilizia relativamente bassa ed è situata in una zona non congestionata dal traffico. In un contesto chiaramente urbano, anzi in uno dei punti maggiormente riconosciuti e riconoscibili della città di Bra, e tuttavia ricchissima di spazi verdi e dotata di vista privilegiata sul fondovalle, dal Roero fino al castello di Santa Vittoria e alle pendici delle Langhe. Da sempre quest’area è stata destinata alle funzioni mercatali della città, andandone a formare, con Piazza XX Settembre, il principale polo commerciale, ruolo che è tuttavia limitato ai giorni di Mercoledì e Venerdì, nei quali si svolgono il mercato pubblico e quello ortofrutticolo. Nei restanti giorni, l’area assume principalmente la “funzione” di parcheggio all’aperto, risultando fortemente ridotta nelle sue potenzialità. Attualmente su di essa insiste un unico fabbricato, un vasto edificio-capannone fortemente limitato dalla sua stessa scala e dalla presenza di spazi indifferenziati: la sua struttura è troppo grande per ospitare un mercato fatto principalmente di piccoli produttori e rivenditori, troppo “aperta” per ospitare funzioni culturali o espositive. A causa di questo volume Piazza Spreitenbach, che per posizione e conformazione potrebbe diventare per la città un immediato e invidiabile punto panoramico sul territorio circostante, risulta oggi separata dalla città più di quanto non dicano le distanze reali e, tranne che per eventi occasionali ( il mercato, le giostre, alcune fiere come Cheese o il Salone del Libro) , è vissuta come spazio accessorio se non estraneo alla città stessa. A fianco della piazza si trovano i giardini pubblici, una collinetta fortemente scoscesa soprattutto nel lato rivolto verso la piazza, che pare presentare, in piccolo, le caratteristiche morfologiche del Roero: ripidi pendii, affioramenti del terreno e, di fronte al parco, i muri controterra realizzati in mattoni che hanno dato origine alla denominazione del luogo: la “Rocca” di Bra. Anche i giardini, accessibili dalla zona a nord-est, sono fortemente danneggiati dal padiglione commerciale che, unitamente alla presenza di parcheggi fino all’imbocco della stradina di accesso al parco, li nasconde allo sguardo al punto che questi risultano difficilmente individuabili e quindi scarsamente frequentati. Paradossalmente, i giardini e la Piazza sono invece ( o, per meglio dire, sarebbero) la parte più visibile della città di Bra per chi vi entra da Est ( in direzione Alba ), ma questa visibilità è oggi negata dall’assenza di emergenze architettoniche, al punto che la piazza riacquista la sua visibilità solo in occasione delle feste, quando le luci delle giostre la rendono il faro di attrazione per chi arriva in città.

OBIETTIVI DEL PROGETTO
Il Progetto “CITTA’COLLINA” intende affrontare e risolvere le problematiche descritte con un approccio globale in grado di coniugare le esigenze funzionali e commerciali con le ambizioni architettoniche e formali. A scala urbanistico-territoriale, l’obiettivo è di fare del nuovo Polo Fieristico un punto d’attrazione della città di Bra, di ricucire il rapporto tra il centro urbano e Piazza Spreitenbach, di migliorare l’accessibilità e la visibilità della Piazza e dei Giardini, aprendo letteralmente la città verso un nuovo cono visivo, in un percorso che avrà nel nuovo “belvedere” il naturale punto di approdo. A scala architettonica, l’obiettivo è quello di dare alla città molteplici spazi e strutture; una frammentazione che non generi una rigida classificazione funzionale, ma che al contrario permetta di differenziare le modalità di fruizione del Polo Fieristico, garantendone la massima flessibilità e adattabilità.

I PRINCIPI PROGETTUALI
1) La schematizzazione dei flussi veicolari e pedonali e l’identificazione di un potenziale cono visivo (oggi interrotto dal volume mercatale) che dal vertice di Piazza Spreintenbach porta lo sguardo fino all’orizzonte, ci hanno portato a “liberare” lo spazio, posizionando la volumetria edificata a ridosso della collina.
2) Tale scelta è stata confermata dalla volontà di rafforzare il sistema di interconnessioni tra la piazza e il retrostante parco pubblico. A tale fine, si è scelto di realizzare un volume estremamente permeabile, quasi frammentato, in modo da creare molteplici aperture visive e percorsi di accesso verso l’area verde.
3) Il polo fieristico si inserisce in un’area a densità urbana ridotta, nonostante la prossimità al centro cittadino; un’area in cui, d’altro canto, la “densità del verde” aumenta fortemente. Il Progetto si appropria di questi caratteri del Luogo , assecondando una “naturale” tendenza verso il diradamento e la frammentazione del tessuto urbano. La scomposizione del volume architettonico permette una maggiore integrazione, sia fisica che visiva, con il terreno e con gli edifici adiacenti, e quindi un migliore inserimento nel contesto ambientale.
4) La scelta di realizzare un “complesso di edifici” seppur fortemente interconnessi tra di loro, anziché un blocco unico, conferisce al progetto una maggiore flessibilità e adattabilità. Ogni parte del complesso funziona indipendentemente dalle altre: è cosi possibile, a seconda delle esigenze e degli spazi necessari, utilizzare un singolo padiglione, o livello, senza perdere in termini di servizi, accessibilità o funzionalità.
5) La ricerca di un progetto inedito per soluzioni formali ed estetiche, le cui radici sono tuttavia saldamente ancorate nella realtà locale. Dalle citate analisi del tessuto urbano alla caratteristiche estetiche dell’involucro, il cui rivestimento in mattoni scialbati rimanda alla “pelle” e al colore dei principali edifici cittadini, al colore delle terre del vicino Roero (ma nella stessa piazza Spreintenbach sono presenti alcuni affioramenti di terra rossiccia).

DISTRIBUZIONE SPAZIO-FUNZIONALE
INGRESSI 280 mq. SPAZI COMMERCIALI 345 mq. SPAZIO FIERE 3570 mq. CAFFE’ RISTORANTE 420 mq. MEDIATECA 280 mq. UFFICI 150 mq. PARCHEGGIO IN SUPERFICIE 20 posti PARCHEGGIO INTERRATO 262 posti

Lo spazio fieristico vero e proprio è stato collocato nella parte centrale del lotto, compreso tra due nuclei funzionali. Un primo nucleo, che si affaccia sulla piazza pavimentata verso il centro cittadino, ospita spazi commerciali, l’ingresso principale al centro fiere e gli uffici direzionali. Un secondo nucleo, collocato al fondo della piazza verso via Montenero, ospita il secondo ingresso al centro fiere, la caffetteria, il ristorante e la mediateca. La scelta di dividere le funzioni di supporto all’attività fieristica è stata operata con la volontà di distribuire sull’intero lotto i centri di interesse. Si è cercato così di evitare che si formassero delle aree che risultassero prive di attrattive nei giorni in cui il centro fiere è inattivo.
Ingressi. Il centro è dotato di due ingressi indipendenti collocati alle due estremità dello spazio fieristico e collegati direttamente con il parcheggio interrato.
Spazi fieristici. Lo spazio fieristico è stato organizzato in tre padiglioni disposti su due livelli. La scelta è stata operata nell’ottica di avere uno spazio che fosse adatto ad ospitare eventi fieristici di diversa importanza e dimensione. La presenza di 3 padiglioni con metrature differenti (2170, 1000 e 450 metri quadrati) consente di aprire al pubblico esclusivamente la porzione del centro fiere necessaria, riducendo così costi di gestione quali trattamento aria, illuminazione e sorveglianza. I padiglioni sono dotati di accessi per i mezzi di trasporto delle merci e di montacarichi interni per un agevole movimentazione dei materiali.
Nucleo funzionale verso il centro città. Ospita l’ingresso principale, gli spazi commerciali e gli uffici. Gli spazi commerciali sono organizzati in due blocchi ognuno disposto su due livelli. Ogni blocco può essere frazionato per adattarsi alle diverse richieste di superficie di vendita delle differenti attività commerciali.Gli uffici sono collocati all’ultimo piano con vista a 360 gradi sul centro città, la piazza pavimentata, il centro fiera ed il parco. Sono accessibili dall’ingresso principale esclusivamente dall’interno. L’ingresso contenuto in questo nucleo è di pertinenza del centro fiera e degli uffici direzionali.
Attività ospitate nel secondo nucleo verso via Montenero. In questo nucleo sono state collocate le attività che traggono maggior beneficio dall’essere in una posizione panoramica di rilevo. Al piano terra vi è il secondo ingresso al centro fiere, aperto anche nei giorni in cui il centro è chiuso, in quanto serve anche da accesso alla caffetteria, alla mediateca e al ristorante panoramico. Al primo piano vi è la caffetteria, in posizione baricentrica rispetto agli accessi alla mediateca e al ristorante panoramico del secondo piano. Sia la caffetteria che il ristorante sono dotati di spazi esterni uso dehor/terrazza.
Il Parco Il progetto non intendeva modificare il disegno complessivo del parco pubblico, bensì intervenire sui suoi “punti deboli”, identificati nel sistema di collegamenti funzionali e visivi con il tessuto urbano, e nell’eccessiva pendenza della riva nord, che allo stato attuale non permette l’accessibilità da Piazza Spreintenbach nè la manutenzione del verde pubblico. Gli edifici progettati, e in particolare i due padiglioni fieristici, hanno la funzione di un terrazzamento artificiale: essi creano una fascia di riempimento che rende il parco accessibile da ben 6 punti differenti, alcuni attrezzati con scale pavimentate ed altri con percorsi in pendenza. Il disegno preesistente del parco è stato mantenuto ed integrato con quello del nuovo intervento. In particolare, è prevista una riorganizzazione dell’illuminazione e degli arredi urbani per integrarli con quelli introdotti dal nuovo intervento.
Viabilità e Parcheggi. Il progetto del centro fiere non modifica in alcun modo il sistema viabilistico: la disposizione dei blocchi lungo tutto l’asse est-ovest permette di sfruttare il duplice accesso alla Piazza Spreitenbach, dalla direzione centro (Via Pollenzo e Piazza XX Settembre) e dalla direzione Pocapaglia-Alba. Esso è dotato di un parcheggio interrato su due livelli con una capacità di 262 posti auto. L’accesso veicolare avviene da Via Montenero mediante rampa, l’uscita, sempre su Via Montenero ,avviene invece mediante sbocco in piano fruttando la pendenza della via. L’accesso pedonale al parcheggio avviene tramite i due ingressi principali o, nel caso in cui il centro sia chiuso, mediante un accesso indipendente posto sulla piazza pavimentata. In superficie sono previsti un parcheggio da 20 posti ed una serie di 10 posti in linea di servizio alla città.
Impianti La composizione dei volumi architettonici, con le larghe falde di copertura inclinate verso Piazza Spreitenbach (Torre A, Torre B, Torre Ingresso) , ha permesso di realizzare, tra l’ultimo piano e il solaio di copertura, dei “sottotetti” ove alloggiare gran parte della dotazione impiantistica del centro fiere, nella fattispecie i gruppi frigo e le unità di trattamento aria. Tale soluzione ha permesso di liberare ampie porzioni di spazio interno, e di evitare la presenza di ingombri in facciata o in coperura. I vani tecnici della centrale termica sono stati alloggiati al di sotto della scala principale di accesso al parco, in prossimità della Torre Ingresso, sfruttando la pendenza del terreno e la possibilità di creare dei vani interrati con affaccio esterno. La scelta di rendere indipendenti i vari padiglioni permetterà una riduzione dei consumi energetici, rendendo sufficiente il condizionamento, di volta in volta, delle sole aree utilizzate. Il progetto inoltre ben si presta ad essere dotato di tecnologie solari, in primis pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, che potranno essere installati sulle coperture inclinate in direzione sud delle Torri e dei Padiglioni.

DESCRIZIONE DEL SISTEMA COSTRUTTIVO.
Il centro è realizzato con struttura portante puntiforme in cemento armato prefabbricato. La pelle esterna è costituita da una griglia geometrica sulla quale si inseriscono tamponamenti opachi e trasparenti. I tamponamenti opachi sono costituiti da telai in acciaio contenenti il pacchetto parete tamponato nel suo lato esterno con laterizi finiti a scialbatura. Se questa tecnologia trova un riferimento costruttivo negli odierni sistemi di rivestimento a facciata continua, il sistema di finitura mediante scialbatura del mattone trova precedenti nell’architettura tradizionale piemontese e in alcuni dei principali edifici della città di Bra, tra i quali l’ Ospedale, il Municipio e altre opere del Guarini. I tamponamenti trasparenti sono realizzati con serramenti posti sul filo interno della parete in modo da accentuare i giochi di ombre sulla facciata esterna. La tecnica costruttiva ipotizzata garantisce:
-Bassi costi di gestione in quanto il paramento esterno è durevole e scomposto in pannelli sostituibili singolarmente in modo indipendente;
-Tempi di realizzazione ridotti e facilità di montaggio (La griglia geometrica che organizza la pelle esterna è un ripetersi di 20 moduli base);
-Standard qualitativi molto alti grazie alla possibilità di prefabbricare gli elementi;
-Flessibilità nel tempo grazie alla realizzazione della pelle in moduli che permette di intervenire sull’alternanza di pannelli trasparenti e pannelli opachi a seconda delle necessità distributive interne

STIMA DEL COSTO DI REALIZZAZIONE.
Demolizione e Movimenti terra 900.000,00 € Costruzione nuovo edificio 6.600.000,00 € Parcheggio interrato 2.700.000,00 € Sistemazione esterne 2.200.000,00 € Sistemazione parco esistente 100.000,00 €
Totale 12.500.000,00 €

Progettazione
Federico Bertoli, Capogruppo
Paolo Casalis, Progettista
Daniel Antonini, Progettista

http://www.boda.it
http://www.paolocasalis.it

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Al posto della struttura del mercato coperto di piazza XX Settembre, presto sorgerà un complesso di edifici, fortemente interconnessi tra di loro, che ospiteranno uno spazio espositivo, una mediateca, un caffè-ristorante e una zona relax. Con questa idea progettuale un pool di giovani architetti si è classificato al primo posto nel concorso di idee che è stato voluto dall’Amministrazione comunale braidese per «immaginare» la risistemazione della zona.

Ed è stato il team «Città collina» con capogruppo l’architetto braidese Federico Bertoli ad aggiudicarsi il primo premio (15 mila euro) con il suo progetto, che prevede una serie di spazi espositivi per un centro fiere e la riqualificazione del giardino del «Belvedere». Al secondo posto si è classificato il gruppo «Ego vitaminacreativa» con capogruppo l’architetto Giorgio Ponzo, di Cuneo, cui andrà un premio di 9 mila euro, mentre il terzo classificato, sui trentadue partecipanti (di cui tre esclusi per irregolarità nella presentazione della candidatura), è stato il gruppo «M8percorso », con capogruppo l’architetto Cristiano Picco, di Torino.

La giuria tecnica - che era composta dall’architetto Giovanni Galletto, dirigente della Ripartizione Lavori pubblici comunale, dall’architetto Maria Luisa Papotti, della Soprintendenza ai Beni culturali e paesaggistici del Piemonte, dal professor Franco Mellano, del Politecnico di Torino, dall’architetto Valerio De Maria e dall’ingegner Paolo Spina - ha premiato il lavoro del gruppo «Città collina » con questo giudizio: «Un’idea che integra i nuovi, frammentati volumi con le storiche alberate e con la collina, portandola a scendere verso la città, ad incunearsi tra gli edifici fino a raggiungere la piazza. Le costruzioni sono articolate e bene integrate con il tessuto edificato della città. La scelta, voluta, di frammentare e disaggregare i volumi non esclude flessibilità e fruibilità degli spazi, rese possibili anche dall’interessante disegno distributivo».

Spiega il capogruppo Federico Bertoli, che ha lavorato in team con i colleghi Daniel Antonini, Damiano Gravili, Stefano Scarafia e Paolo Casalis: «Abbiamo dedicato molte energie a questo concorso; quando si trattava di finire tutte le tavole e consegnarle, siamo riusciti a fare una duegiorni di lavoro non-stop. Quello che abbiamo creato è un complesso che coniuga la funzionalità con il rispetto per il verde, valorizzando un punto della città che ad oggi non ci pareva troppo conosciuto».

Il progetto prevede spazi espositivi per 3570 metri quadrati, spazi commerciali di 345 e ingressi, la cui superficie si aggira sui 280 metri quadrati. Poi ci sarà un caffè-ristorante (420 mq) e una mediateca di 280 metri quadrati; 150 saranno invece dedicati ad ufficio. Significativi anche i parcheggi: 20 posti in superficie e 262 nel parking interrato. Il centro è dotato di due ingressi indipendenti collocati alle due estremità dello spazio fieristico e collegati direttamente con il parcheggio interrato: la presenza di 3 padiglioni con metrature differenti consente di aprire al pubblico esclusivamente la porzione del centro fiere necessaria, riducendo così costi di gestione quali trattamento aria, illuminazione e sorveglianza.

Dice l’assessore ai Lavori pubblici Gianfranco Dallorto: «Tutti i lavori dei 32 concorrenti saranno presentati alla cittadinanza nelle settimane delle prossime festività, con una mostra che sarà allestita nei locali del Movicentro per dare la possibilità di dare un giudizio sulle diverse soluzioni progettuali».


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PARATISSIMA 2008 – www.parassito.it

TORINO/SAN SALVARIO/Via Baretti 12/e

7-9 novembre/dalle 11.00 alle 24.00

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Installazione – paratissima 2008.

RGB 27’ COLOR/REMAKE.

Red Green Blue. La luce si scompone su tre pareti.
L’immagine si frammenta in tre quadri. Ciascuno con una storia da raccontare.
Un mucchio di cartone si trasforma in chaise longue, una barrique dismessa diventa sedia, un bidone si modella in poltrona.
Ogni oggetto ne contiene un altro, è un remake di se stesso.
Marco Torchio, designer e artista, è l’artefice di questa trasformazione. Si muove tra le inquadrature saltando di frame in frame. Si moltiplica sulle pareti e costruisce i suoi oggetti.
Dal rifiuto al design. Dall’inutile al necessario.
Un gioco di rimandi che assume significato nella sua unione, forma un quadro nuovo, diverso e completo.
RGB. Recycle Garbage Better.

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Marco Torchio.

Nasce ad Alba, capitale delle Langhe, l’11 dicembre del 1965,
ed è stato battezzato a Racconigi nel 2006 con il nome di "Marchio".
Si laurea al Politecnico di Torino, presso la Facoltà di Architettura nel 1991 e negli anni seguenti entra a far parte del gruppo artistico “Eredi Brancusi”. Attualmente è l’ideatore e il produttore della linea “Le sedie del Torchio” e fa parte di Keoproject, una società fondata sui principi dell’LCA, Life Cycle Assessment (valutazione di ciclo di vita) formata da professionisti di diversa estrazione, ricercatori, architetti, ingegneri, designers.
Collezionista di areoplanini e di barattoli di yogurt Yomo, in Langa è conosciuto come “architetto idraulico”.

www.lesediedeltorchio.it
www.keoproject.com
www.reacademy.it

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BODA’ + Paolo Casalis
Bodà nasce nel 2007 a Torino dall’unione di quattro professionisti con esperienze diverse nel mondo della pubblicità, fotografia e architettura.
Bodà è un’agenzia di comunicazione che collabora e lavora con istituzioni, università, enti pubblici, privati e televisioni, nella produzione di documentari, clip commerciali, video istituzionali.
Bodà fa architettura, progettazione d’interni e allestimenti. Grafica web e per l’editoria.
E’ una struttura giovane e flessibile che lavora per interpretare le esigenze del cliente e progettare il giusto design del media.

Paolo Casalis
Nasce a Bra (Cn) nel 1976. Si laurea nel 2001 in Architettura al Politecnico di Torino con una tesi sull’architettura sostenibile e sul rapporto tra produzione edilizia ed ecosostenibilità.
In parallelo svolge attività artistica dedicandosi a videoarte e installazioni multimediali.

Via Principe Tommaso 18/a
10125 Torino
www.boda.it
info@boda.it

www.paolocasalis.it

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Libreria Caracciolo_dic_08

Davanti a una tazza di caffè: …e se facessimo una libreria?
Qualche volta un sogno può divenire realtà; i giorni ti scorrono via in un turbinio di idee, di incoraggiamenti, di sensazione.
Esci fuori per strada, la vivi, ne cogli gli aspetti contradditori, la paura, la fatica, le lacrime, la dolcezza. Alla fine del percorso, un po’ di riposo. Fuori piove, ci sediamo, sulle sedie del Torchio.

Libreria Caracciolo
Via Baretti 12/e
10125 Torino – San Salvario

prossima apertura dicembre 2008

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www.loveartom.it

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Alcune immagini di un lavoretto recente...la modellazione 3d (e solo in parte la progettazione) di un tavolo.



















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immagini 3d: paolocasalis
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Si lavora e si fatica....
ultimamente il blob è un pò agonizzante....starò forse diventando serio?
Due cose sul documentario "Un passo dopo l'altro":innanzitutto il sito e il Blog si stanno sempre più arricchendo di contenuti.
Dalla traduzione in spagnolo e francese della scheda di presentazione, all'intervista di Carlo Petrini a Marco Olmo e molti altri video.
E poi e soptrattutto, ora c'è la possibilità di prenotare in anticipo il DVD del documentario!

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Sto ultimando di realizzare il sito per il progetto di documentario "Un passo dopo l'altro".
Accorrete numerosi




















www.unpassodopolaltro.it

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Nuovo lavoro su commissione, questa volta era un regalo per una coppia di sposi... quindi un ritratto...di più, un affresco con kinder sorpresa all'interno.






















































































Ho costruito tutto un marchingegno medioevale, per cui il quadro divenda una scatola apribile.
Ad aprirsi, scorrendo verso l'alto, è uno dei listelli che compondono la cornice...e all'interno gli sposi hanno trovato un libro di ricette scritto dagli autori del regalo e realizzato da Stefano.
Come sosteneva il Braidese, potrebbe trattarsi di esempio di pittura che necessita di un valore agiunto per essere definita tale...mmmm...boh...amen...l'aveva fatto Dalì ben prima di me, con la sua cassettiera, e quindi la coscienza è ok..



























Ma quale coscienza poi?

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Synopsis
Marco Olmo is the best ultramarathon runner in the world.
He runs for more than 160 km non-stop, twenty hours of race in the desert of Morocco or on Monte Bianco, at 2500 m. high.
Marco is from Robilante, a little municipality in the Piedmont Alps, in Vermenagna Valley, not far from Cuneo.
On the eighth of October he will be sixty years old.
Born into a peasant family, when he was twenty he left the country to work in the town's cement plant . His fate and life have been marked by this choice: still nowadays, notwistanding his sport successes, he defines himself as a "loser".
We will tell the history of this out of line man, we'll follow him during his preparation trainings for his next (and maybe last) race: the Ultra Trail du Mont Blanc, the hardest in Europe.
Along these paths we'll meet his fellows countrymen and first fans. Breeders, peasants, entrepreneurs and musicians, tourist guides and cheesemongers, the valley's old and new inhabitants and , in full, the "Mountain".
Marco will be our guide, he will let us penetrate that reality. Following his steps, we'll collect the stories of a reality which is changing and looking for its own identity.
The Movie will confront men and their environment in a journey through memory, with a careful, curious and never stereotyped look. It will deal with universal themes of work, environment, modernization and sport.
We will narrate, without easy simplifications but with equilibrium and irony, the stories of the sons and nephews of that people described by Nuto Revelli in his book "Il mondo dei vinti".
Winners or losers, in any case keeping on struggling, day by day, one step after another.

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UN PASSO DOPO L'ALTRO. La sfida di un uomo, di un paese, di una valle intera.
Documentario in fase di realizzazione.

SINOSSI
Marco Olmo è il più forte ultramaratoneta al mondo.
Corre ininterrottamente per più di 160 Km, venti ore di gara in condizioni estreme, nel deserto del Marocco o sul Monte Bianco, a 2500 metri d’altezza.
Marco è di Robilante, un piccolo paese delle Alpi piemontesi in Valle Vermenagna, poco oltre Cuneo.
L’ 8 di ottobre Marco compirà 60 anni.
Nato da famiglia contadina, a vent’anni ha lasciato la campagna per lavorare nel cementificio del paese. Una scelta sofferta ma obbligata che lo ha segnato per sempre: ancora oggi, nonostante i trionfi sportivi, si definisce un “vinto”.
Racconteremo la sua storia, quella di un uomo fuori dagli schemi, lo seguiremo durante gli allenamenti preparatori in vista della sua prossima e forse ultima gara: la CroMagnons, l’ultramaratona più dura d’Europa.
Racconteremo un paese, una valle e, per estensione, la Montagna e i suoi abitanti. Marco sarà la guida che ci permetterà di penetrare questa realtà.
Seguendo i suoi passi, lungo i sentieri dei suoi allenamenti, raccoglieremo storie di amici, di contadini, allevatori, artigiani e imprenditori che ci forniranno il quadro complesso delle relazioni tra gli uomini e il loro territorio, dell’incontro tra tradizione e modernità, delle sfide da affrontare ogni giorno per mantenere la propria identità.
Il film racconterà senza facili semplificazioni, con equilibrio, curiosità e ironia, la storia della Valle Vermenagna e dei suoi abitanti, idealmente i figli e i nipoti di quei personaggi raccontati da Nuto Revelli ne “Il mondo dei vinti”. Vincitori o sconfitti ma comunque impegnati a lottare, giorno dopo giorno, un passo dopo l’altro.

p.s. si sa che non so da nemmeno che parte si prende una telecamera....'nfatti le riprese (e pure il montaggio e 1000 altre cose) sono di Stefano Scarafia.
Segnatevi questo nome...lo ritroverete nelle pagine dello spettacolo....o della cronaca nera.

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Nuova sedia, questa volta realizzata "su commissione" per Tiziano, che l'ha regalato alla sua fidanzata. Un lavoro a due mani, in cui Tiziano mi ha dato come input una sessantina di parole-concetti-simboli della s
ua fidanzata e del loro rapporto, e io li ho tradotti in immagini.
Spero di avere reso, nononstante il mio piattume (e pattume) emotivo, il grande trasporto am
oroso del mio Mecenate, che ringrazio e saluto.





























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Il Console Argentino gli veniva incontro lentamente, con evidente imbarazzo.
Già a una distanza di dieci metri il suo braccio destro vibrava senza sosta a causa dei sussulti della mano, che egli muoveva avanti e indietro come per anticipare, mimandola, la stretta incombente.
Juan Felipe Gonzalez era un uomo di circa sessantacinque anni, alto, giovanile, ben vestito.
Gli occhi e il contorno occhi erano segnati da un trucco leggero, e le sopracciglia erano due linee sottili disegnate sulla fronte con una matita nera che si perdevano in un fondotinta rosato; la mano affusolata era priva di peli fin sopra il polsino della giacca e la sua stretta fu inevitabilmente molle e inerte come quella di un bambino al debutto in società.
Ci fu un tentativo di baciamano, che Joseph evitò con una torsione del busto verso il bancone degli aperitivi, mettendosi a fissare con insensato interesse i riflessi delle arance nelle bottiglie di Martini.
Il blocco del vermouth si ergeva sul bancone del Club come la natura morta di un pittore fiammingo: c’erano i lime, verdi e con qualche pennellata di giallo, i pompelmi aperti che sgocciolavano sul granito verde, una coppa di champagne stracolma di ghiaccio che sua volta rifletteva i colori del locale; alle pareti un mosaico di piastrelle colorate, gialle verdi blu rosse, unico retaggio degli anni ’70 scampato alle orde delle successive ristrutturazioni.
Il Console lo fissava in silenzio, quindi rivolse uno sguardo interrogatorio al gruppo di bottiglie e poi osservò di nuovo Joseph, con l’aria preoccupata di chi è sicuro che gli stia sfuggendo qualcosa ma non capisce bene cosa.
-“Mi dica, Signor Console, si trova bene qui a Roma?”
-“Oh Eminentissimo….certamente, Eminentissimo.”
Con le mani tremolanti e sudaticce per la tensione, Juan Felipe Gonzalez tentò di prendere una manciata di arachidi da una grossa ciotola in vetro di Murano, ma a metà strada tra la ciotola e la bocca queste gli caddero a terra spargendosi sul pavimento immacolato.
-“Mi scusi, Reverendissimo…Ehm..Dicevo, certamente che mi trovo bene. Sono all’albergo Imperator, a poca distanza da qui, e da lì si gode di un’ottima vista sulla città di Roma”.
-“Magnifico, magnifico”. Joseph adesso osservava intensamente l’uomo. Gli sembrava impossibile che un essere tanto stupido ed insignificante potesse avere un tale potere in America Latina. A quanto gli avevano riferito, ciascuno dei suoi possedimenti terrieri era grande quanto una regione italiana, e le sue attività non si contavano: quote di capitale e partecipazioni in banche, istituti di credito, industrie, intrallazzi con le alte sfere politiche dell’Argentina, con la Compagnia di Gesù, con gli ambienti della massoneria italiana e sudamericana.
Forse era semplicemente un fantoccio, un prestanome, e in quel caso doveva valutare con attenzione le sue mosse, evitando di esporsi e di esprimere giudizi su persone terze, amici o nemici che fossero.
-“Allora, Signor Console, veniamo a noi…mi sembra che questa storia della Oil Company si sia protratta abbastanza.”
-“Ne convengo con lei, Eminentissimo. Stiamo facendo il possibile per sbloccare la situazine a vostro favore ma, coma lei saprà, i Nemici di sua Eminenza nel mio paese sono molti: socialisti e comunisti stanno…”
-“Non raccontiamoci favole, Signor Console”, lo interruppe Joseph tagliando l’aria con la mano. “Quelli non esistono più. Mi dica chiaramente: chi è che ci vuole fregare l’affare?”.
-“Certo, Eminenza, certo. Come può ben immaginare, i terreni ceduti dalla Oil Company sono molto appetibili. Si tratta di un buon giacimento, e poi ci sono i macchinari, la proprietà di quasi cento chilometri di linea ferroviaria tra Mar De Plata e Necochea, per non parlare di qualcosa come mille ettari di terreno costiero edificabile.
-“Chi, Signor Console?”
-“Arabi, Eminentissimo. E’ una cordata di petrolieri arabi”.
-“Fottuti arabi. Fottutissimi arabi”.
Juan Felipe Golzalez aveva la bocca spalancata, almeno per quanto il recente lifting glielo potesse permettere. Ormai il botulino aveva fatto il suo effetto, eppure avvertiva ancora un lieve formicolio alle guance e ancora non riusciva ad aprire completamente le mascelle. Ma la sorpresa era più forte del dolore: certo non si sarebbe mai aspettato un espressione di quel genere dal suo interlocutore.
-“Non stia a guardarmi in quel modo, Signor Gonzalez. Non mi faccia pentire della stima e della fiducia accordatale”.
-“Certo Eminenza, mi scusi Eminenza”.
Joseph alzò una mano come per ordinare un drink, e dal fondo del locale avanzò un uomo vestito interamente in nero, con sotto braccio un pesante faldone di carte, che appoggiò sul bancone rumorosamente.
-“Questi, Signor Console, è Monsignor Monti, colui che si sta occupando della faccenda in mio nome.”
I due rimasero fissi nelle rispettive posizioni e tuttavia si scambiarono un impercettibile cenno d’intesa, semplicemente strizzando le sopracciglia verso l’alto.
-“Ecco la nostra proposta, che la prego di riportare al Signor Primo Ministro: cinquecento milioni di dollari per rilevare la Oil Company, ed il mio appoggio personale al Primo Ministro e al suo governo.”
-“Oh Eminenza, ma la sola proprietà del giacimento vale la cifra da lei indicata!”
-“Signor Console, per cortesia, evitiamo spiacevoli discussioni. Lo sa, a questi livelli l’economia diventa una questione puramente politica, e il suo governo non è certo nelle condizioni di trattare. Se non sbaglio, alle ultime elezioni avevate il fiato sul collo di socialisti e comunisti…..ebbene, dica al signor Primo Ministro che il nostro appoggio non è un qualcosa di acquisito ed immutabile, ma va conquistato giorno dopo giorno. E poi la mia proposta, detto tra noi, non è affatto malvagia”:
-“Certo, Eminentissimo, sarà tutto riferito al Signor Mendoza.”
Il console prese l’incartamento e se lo mise sottobraccio, incapace di ribattere o di formulare alcuna obiezione, poi il suo volto fu adombrato da un pensiero.
-“Ma con gli arabi, Eminentissimo, come la mettiamo? E l’opinione pubblica? Come giustificare il nostro rifiuto ad un’offerta economica così allettante?”
-“Non sempre la spunta chi offre il prezzo migliore, Signor Console. Non devo essere io a spiegare al suo governo come uscire da una trattativa di questo tipo”.
Lo sguardo di Joseph si perse nuovamente nelle bottiglie di Martini alle spalle del bancone. La primavera era arrivata e lui aveva sete, tanta sete.

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Pubblicazione di alcune opere dei progetti MurArtom#1 e MurArtom#2 , tra cui la mia cadrega "Petch- Work", sulla rivista portoghese Publ&MAG #5

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momentaneamente ritirato (ci sto lavorando su)

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Nella vita bisogna porsi degli obiettivi minimi, e finalmente l'altro giorno ho capito il mio: fallire in tutte le arti possibili e immaginabili.
Non punto ad affermarmi, ma almeno a fallire nei campi della pittura, scultura, architettura, design, grafica....e da oggi anche Letteratura con il libro "Joseph".

Essendo un timido esibizionista, ho deciso di pubblicare passo passo i capitoli qui sul web, che resta comunque un luogo pressochè sconosciuto e inaccessibile ai più.
A quei pochi che li leggeranno, l'invito a fare critiche, stroncature, consigli ecc ecc.
Nei prossimi giorni (quando avrò tempo) i capitoli successivi.
Non chiedetemi che storia è o come si evolve perchè non lo so neppure io.

P.S.
purtroppo credo che fallirò nel mio obiettivo di vita in quanto non riuscirò a cimentarmi e quindi a fallire nelle seguenti arti: canto, danza, opera e operetta, teatro e recitazioni varie, musica.
Comunque, il mio fallito fallimento sarà minimo in quanto, eccezion fatta per la musica (ma con varie specifiche e postille), non le ritengo arti, o comunque sono arti minori in quanto collettive, tecniche e non creative e comunque non immortali, e poi non mi piacciono e basta.

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Joseph si svegliò di soprassalto. La fronte era madida di sudore, la canottiera gli si era appiccicata alla schiena e sulla pancia ormai aveva un panno caldo e umido. Con la coda dell’occhio guardò verso la sveglia. Erano le quattro e mezza di notte, e già sapeva di poter abbandonare ogni speranza di riprendere il sonno.
Si stirò nel letto, cercando di scalciare e di scrollarsi di dosso l’ultimo strato di coperte, quello più pesante. Dopo un po’ di tentativi rimase con il fianco ed il braccio sinistri completamente allo scoperto e al freddo. Ora la temperatura media del suo corpo era di nuovo accettabile e poteva rimanere nel letto, immobile, a pensare.
Aveva la bocca completamente impastata e la lingua era felpata, quelle stesse sensazioni di quando, da ragazzino, faceva bisboccia e si ubriacava con gli amici. Tutta colpa di quei tre bicchieri di rhum di basso livello; non che lui sapesse distinguere un rhum buono da uno scadente, ma quello di sicuro non valeva più di dieci euro la bottiglia. Nella pesantezza delle braccia sentiva ancora la ciucca della sera precedente, e già presentiva il mal di testa del giorno successivo. Maledetto rhum, maledetto vino bianco, e maledetta tutta quella carne con cui li aveva accompagnati.
La serata era andata la di là di ogni più rosea aspettativa. Era passato a prendere le ragazze verso mezzanotte, in un alto edificio sul Lungotevere. Eleonora era una mora di circa un metro e settantacinque; indossava un tailleur nero molto attillato e scarpe rosse con tacco a spillo in acciaio. Salendo sulla Volvo, aveva portato con sé uno sgradevole odore di muschio bianco, intriso ai suoi vestiti e ai lunghi capelli color carbone. Lucy aveva un vestito corto molto leggero, in seta, con disegni floreali nella parte superiore e un motivo optical in bianco e nero nella parte inferiore.
Dovevano avere aspettato lungo il ciglio della strada per almeno mezz’ora, e ora il loro fiato era un misto di odori di tabacco e chewing gum, come se avessero fumato quelle sottili sigarette alla menta, ma forse lo avevano fatto per davvero.
Lo chauffeur aveva aperto la portiera della Volvo con una mossa al contempo secca e gentile e le due donne si erano accomodate all’interno senza dire una parola, sistemandosi le pieghe del vestito al di sotto delle gambe e cercando di assumere una posizione comoda ed elegante.
Joseph studiava ogni mossa, seduto nel suo angolo scuro. La macchina si avviò per una serie di strette vie piene di traffico, per poi immettersi in un grande vialone alberato che conduceva fuori città. I sedili in pelle gli trasmettevano una situazione di calore e di benessere in cui affondare la propria stanchezza, e la radio trasmetteva musica da aeroporto a basso volume.
-“Dove stiamo andando?” , chiese Eleonora.
La domanda rimase sospesa a lungo all’interno dell’abitacolo, si affievolì rimbalzando sui sedili in pelle e poi fu risucchiata all’esterno attraverso il finestrino posteriore, che Joseph aveva aperto di poco per fare uscire l’odore del muschio.
-“Niente parole, eh? Ok, Ok”, e si mise a suo agio sul sedile, allungando le gambe verso lo spazio centrale. Estrasse dalla borsetta la scatola dei trucchi e iniziò un’attenta operazione di maquillage, senza più curarsi di quanto accadesse intorno a lei.
La macchina scura imboccò un sottopassaggio e da qui si immise in una strada a quattro corsie che portava in periferia. Sulla destra sfilava a gran velocità una sequela di capannoni, stabilimenti industriali, grandi magazzini in perenne svendita; sulla sinistra i pioppeti si alternavano a baracche isolate o interi campi nomadi. Le roulottes con le luci ed i falò ancora accesi a un’ora improbabile della notte rendevano il lato destro più gradevole e accogliente, e Joseph concentrò la propria attenzione sui pois delle tendine ai vetri, sulle antenne radio delle mercedes, sulle tavolate all’aperto, materializzando quei particolari che non poteva vedere: i bagni del campeggio, le code per fare la doccia, il fumo delle grigliate di pesce, l’umidità mattutina che copre di goccioline ogni cosa e che entra fin dentro le ossa.
Senza bisogno di alcuna indicazione o cenno d’intesa, l’autista svoltò in una stradina sterrata, fece ancora un centinaio di metri e poi si fermò in una piazzola piena di rifiuti alla base di un cavalcavia, nascosta da una rete dallo sguardo delle macchine che sfrecciavano sulla tangenziale.
L’autista armeggiò alcuni istanti con il lettore cd, poi uscì dal veicolo e si incamminò verso la rete metallica, abbottonandosi il bavero del soprabito e accendendosi una sigaretta.
All’interno dell’auto, Joseph allungò la mano destra verso la coscia di Lucy, mentre Eleonora faceva scivolare lentamente la sua dalla finta pelle della borsetta, a quella lucida dei sedili, a quella calda di Joseph.

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La lavatrice ere una vecchia Ariston di metà anni ’80, di quando ancora non c’erano le classi energetiche, il bianco era più bianco e i lavaggi venivano fatti più volte al giorno, con senza pieno carico. L’oblò esterno era completamente arrugginito, così come il sottile profilo di alluminio che copriva i quattro piedini su cui poggiava a terra, ma per il resto tutto sembrava perfettamente funzionante e attraverso il vetro si poteva vedere un carico misto di capi bianchi e colorati.
Tutto intorno c’erano mucchi di sacchetti di plastica impigliati ai rovi, lattine di birra, frammenti di riviste e DVD porno, grossi flaconi di detersivo e cassette della frutta in plastica rossa, ma non c’era alcuna traccia di prese elettriche.
Dentro il cestello, Eleonora aveva ormai superato la fase del lavaggio ed era prossima alla tacca della centrifuga. Il liquido rosso che riempiva la lavatrice, segno evidente di un’errata scelta nella temperatura del lavaggio, presto sarebbe stato espulso attraverso un lungo tubo in gomma flessibile e, seppure irrimediabilmente guastati, i vestiti sarebbero tornati perfettamente asciutti.
La testa rivolta verso l’alto, Eleonora osservava la scena con uno sguardo sorpreso e affascinato. Frammenti del suo corpo si incrociavano all’interno del cestello, dando vita ad incontri casuali e surreali: la testa poggiava su di un braccio che a sua volta, all’altezza del gomito, si innestava su una coscia, mentre la palma di un piede le toccava i seni e l’altro piede poggiava sulla sua schiena con aria di conquista.
Lucy osservava la scena da breve distanza. Il buio e una foglia davanti all’occhio destro le impedivano di distinguerne bene i dettagli, e tuttavia era compiaciuta che qualcuno avesse rimesso in moto il vecchio elettrodomestico e, ancor di più, che qualcuno avesse deciso di fare un po’ di ordine e di pulizia nella piazzola.
Rispetto all’amica e collega, poteva vantare una posizione ben più confortevole, tutta rannicchiata e distesa com'era sul fianco sinistro. Soprattutto, il suo corpo non era in disordine e i suoi vestiti non erano irrimediabilmente macchiati come quelli di Eleonora.
Una morte, a dispetto delle apparenze, ben più pulita: l’amica in un elettrodomestico creato per lavare e tuttavia sporca e trasandata, lei coperta di terreno e di fango come suo figlio di tre anni nei suoi giochi più luridi e tuttavia composta e integra, con solo un rivolo di sangue a scorrerle lungo la tempia e solamente un occhio, quello destro, rimasto fuori terra ad aggiungere disordine e sporcizia alla piazzola.

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Porca puttana e porca troia
camminavano fischiettando.
Ma quanto sei porca? chiese la puttana
Tanto, tanto, tanto, tando
rispose la gran troia.
Camminavano svelte nella via
tra le vetrine e i cani marci
pronte e strapronte a darla via
per non saper cos'altro farci.
Ma che fatica fare sto lavoro
disse la troia, senza ogni decoro.
Scese il silenzio,
un silenzio profondo.
Quanto sei porca, pensava la puttana.
Lei altrettanto, rimuginava la gran troia.
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Per la prima ed unica volta il tuo voto può contare qualcosa!
Scegli quale tatuaggio mandare al potere. Preferisci un tatuaggio di destra o di sinistra? Sei un tipo alla McCain e preferisci mostrare i muscoli? Oppure preferisci la sensualità (beh, forse una volta...) della Lady Clinton e opteresti per zone più delicate e sensuali?
O ancora, sei un sostenitore del terzo polo e mi vuoi suggerire una collocazione alternativa?
Esprimi la tua preferenza. Invia un commento (clicca su Comment alla fine del post)

Non fare il Mastella, vota!
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Your vote counts! For the first time in your life, you can decide something!
Choose which Tatoo will win the election. Do you prefer a Democrat or a Republican one? Are you a guy like McCain, who wants to show his muscles, or do you prefer Hillary's sensibility and more hidden and sensual areas?
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Non't be like Mastella, vote!
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Proposta n°1 - Proposal n° 1


Proposta n°2 - Proposal n° 2


Proposta n°3 - Proposal n° 3


Proposta n°4 - Proposal n° 4


Proposte n°5 e 6 - Proposals n° 5 and 6



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R.Butt