
Il 20 novembre sarà in libreria, a marchio Giunti Slow Food, il nuovo libro di Carlo Petrini Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo. Il volume inaugura la partnership Giunti Editore - Slow Food Editore ed esce significativamente a ridosso del 10 dicembre, giorno in cui si celebrerà il Terra Madre Day e il ventennale di Slow Food.
Nel libro - ideale seguito di Buono, pulito e giusto, uscito nel 2005 per Einaudi - Petrini aggiorna le sue teorie partendo dalla crisi mondiale e dal modello di pensiero e sviluppo che ne è la causa prima. Un modello che ha fallito e non sa trovare soluzioni innovative al di fuori del sistema globale che ha creato.
Per il Presidente di Slow Food la risposta all’attuale crisi, che non solo è finanziaria ma di sistema, deve partire dall’alimentazione: il cibo è stato snaturato fino a diventare un mero prodotto di consumo, è stato privato dei suoi valori profondi, è divenuto una merce qualsiasi, altamente insostenibile in tutte le sue fasi, dalla coltivazione all’atto del mangiare. Il 23 ottobre 2008, aprendo a Torino la terza edizione di Terra Madre, Petrini diceva «L’agricoltura non deve essere un mero comparto economico, paragonabile per esempio alla siderurgia, ma qualcosa di più complesso, figlio di una visione olistica, che comprende la sacralità del cibo, il rispetto per l’ambiente, la socialità, la convivialità, ogni manifestazione culturale».
Punto di partenza delle riflessioni è proprio Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo fondata da Slow Food, composta da migliaia di pescatori, agricoltori, allevatori su piccola scala che convergono a Torino da 153 Paesi del mondo ogni due anni, ma sono attivi nelle loro nazioni tutti i giorni, tanto da essere «un nuovo soggetto che si sta affacciando sul panorama mondiale e configurando come una delle più grandi reti al servizio del pianeta».
Le comunità del cibo possono giocare un ruolo centrale per creare un dialogo costruttivo tra chi produce e chi mangia e riequilibrare il rapporto tra l’uomo e la terra. Questo è fondamentale per dare il giusto valore al cibo. Da qui il sottotitolo del libro, che invita a “non farsi mangiare dal cibo”. In questo mondo di valori capovolti e di alimentazione globale, infatti, non siamo più noi che lo mangiamo, ma viceversa.
«Il cibo ci mangia perché mangia la Terra, le sue risorse, la sua possibilità di rinnovarsi. […] Il consumismo è un’ideologia che depreda le risorse, spreca e alla fine non soddisfa veramente i bisogni», afferma Petrini. «Nel mondo del cibo industriale-globale quest’ideologia ha raggiunto il suo apice: siamo dei prodotti di consumo […] usati senza mai raggiungere un vero benessere. Il cibo ci mangia, diventiamo il complemento oggetto della frase, perdiamo ogni possibilità di essere attivi».
L’invito di Carlo Petrini è di tornare a essere soggetti. Grazie alle comunità del cibo è possibile realizzare forme di economia locale; per riconquistare la sovranità alimentare si deve partire dall’alleanza tra i produttori, estranei al modello di pensiero imperante e capaci di lavorare in sintonia con la natura e i consumatori.
A questi ultimi – e quindi a tutti noi – Petrini attribuisce un ruolo fondamentale, tanto da coniare il termine “co-produttori”: siamo infatti noi come consumatori consapevoli che, privilegiando i prodotti locali e sentendoci partecipi del processo che porta il cibo sulla tavola, possiamo garantire retribuzioni eque, combattere lo spreco, innescare processi virtuosi dal punto di vista economico e sociale.
Il cibo sarà la chiave per riprenderci le nostre vite. Chiude il volume un intervento di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, che ha recentemente raccolto le sue riflessioni sul cibo e i suoi significati in Il pane di ieri edito da Einaudi. Allegato a Terra Madre il dvd omonimo di Stefano Scarafia e Paolo Casalis, realizzato durante l’edizione 2008, con contributi realizzati nelle comunità presenti a Torino.
Prezzo di copertina: 12,00 euro (libro 192 pagine + dvd)
Il documentario "Terra Madre, come non farci mangiare dal cibo", della durata di 26', rappresenta lo sviluppo della clip "Gente di Terra Madre" (16') (vedi sotto)
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